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Non far cadere il caso Alpi-Hrovatin nell’oblio, “il viaggio parte oggi e non si ferma, noi terremo i riflettori accesi, qualunque cosa succeda e qualunque siano le decisioni della magistratura”. Lo dice Giuseppe Giulietti presidente della Fnsi, spiegando la decisione di costituirsi parte offesa, insieme all’Ordine dei Giornalisti e all’Usigrai, ma anche a nome delle associazioni che hanno aderito alla campagna #noinonarchiviamo. Un passo per dare un contributo alle indagini sul duplice omicidio a Mogadiscio nel 1994 della giornalista del Tg3 e del suo operatore, che proseguiranno per i prossimi 180 giorni, per gli adempimenti investigativi imposti dal Gip di Roma. “In questo modo si avrà la possibilità di presentare memorie e di indicare possibili elementi di prova agli inquirenti, con deferenza e con umiltà, ma con la massima determinazione, proseguendo sul percorso tracciato da Giorgio e Luciana Alpi (i genitori di Ilaria, ndr) – spiega l’avvocato Giulio Vasaturo a margine dell’incontro a Roma dove si è firmato l’impegno. Per Beppe Giulietti “Ilaria e Miran erano i nostri occhi e le nostre orecchie in zone di malaffare e corruzione. Sono stati ammazzati perché difendevano la libertà d’informazione. Oggi Luciana e Giorgio Alpi non ci sono più, spetta a ognuno di noi seguire questa vicenda, chiedere di essere parte del processo e chiedere ai cronisti che hanno seguito la vicenda di produrre nuove memorie. Ci sono troppi buchi in quella storia. L’assenza di verità e giustizia è un’infamia per tutto il Paese”. E’ stato chiesto a Mariangela Gritta Grainer, già presidente dell’associazione Ilaria Alpi, di coordinare il lavoro sulle memorie investigative: “Questa iniziativa può essere un giro di boa – dice -. Il nostro Paese ha bisogno di simboli. Lo sono Ilaria e Miran come lo sono anche Luciana e Giorgio Alpi, i ‘genitori d’Italia’”. Il costituirsi parte offesa “ci dà modo di dare un contributo attivo – dice Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai – Faccio un appello ai direttori: oggi più che mai c’è l’occasione di creare un gruppo di lavoro per il giornalismo d’inchiesta, che non sia solo di testata, ma si allarghi, di fronte a certi temi, anche oltre la Rai”. Pronta la risposta dei direttori di testate Rai presenti: “Gli omicidi di Ilaria e Miran sono una ferita aperta per noi e per il Paese – dice Luca Mazzà, direttore del Tg3 -. Raccolgo l’impegno a creare un gruppo di lavoro comune”. D’accordo anche Antonio Di Bella, direttore di Rai News: “in Rai c’è già un gruppo naturale di collaborazione tra varie testate. Facciamo un passo ulteriore, mettiamo in rete comune le nostre conoscenze. Non servono cerimonie e firme, è un lavoro nel nome di una collega che anche se non c’è più continua a farci migliorare”. Vincenzo Morgante, direttore della Tgr conferma “l’impegno delle redazioni regionali interessate in questa ricerca di verità e giustizia”. Intanto, ricorda Fabrizio Feo, membro del cdr del Tg3, “c’è una nuova proposta di commissione d’inchiesta sul caso Alpi – Hrovatin. A presentarla è Paola Nugnes, senatrice del M5s. Luciana non voleva una nuova commissione ma immaginate perché. Lei in questi anni aveva vissuto, ogni giorno, un supplizio”.

Fonte: Ansa.

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