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”I giornali di carta non scompariranno a condizione di diventare un oggetto sempre più bello, stimolante e ricco di idee” : parola di Katharine Viner, direttrice del Guardian, che intervistata da ”la Repubblica” si dice convinta che ”i media davanti alle sfide dell’era digitale abbiano un ruolo sempre più importante”.
Alla domanda su cosa significhi lo slogan del Guardian Tabloid ”piccolo formato, grandi idee” la direttrice risponde che ”risparmiando sulla carta si avranno più risorse da investire nel buon giornalismo. Le nostre paghe – sottolinea – diventano più piccole , non più povere: l’ambizione – spiega – è dare al lettore più di prima”.
Diventando tre anni fa la prima donna alla guida del quotidiano londinese, vincitore del premio Pulitzer, Viner lo ha infatti rivoluzionato nella grafica e nella sostanza, passando al formato tabloid per l’edizione cartacea e rinnovando il sito. Come? ”Tre sezioni: una di news una di opinione chiamata journal, una di life style, cultura e intrattenimento chiamata G2. E l’enfasi su reportage, fatti verificati, idee per andare oltre il semplice racconto dello status quo”. In sintesi ”dare significato alla realtà”.
Al suo arrivo tre anni fa il Guardian perdeva così tanti soldi che se ne pronosticava la chiusura. E adesso? ”Abbiamo più che dimezzato le perdite e nel 2019 puntiamo al pareggio”. Le priorità sono ”diversificare sempre più la redazione” (750 giornalisti in organico) .”La nostra è già cambiata ma deve essere ancora meno bianca, meno maschile e meno posh. Raccontare meglio le regioni britanniche che restano in ombra. E avere uno sguardo globale, aumentando i corrispondenti all’estero”. In base alle notizie più cliccate sul sito ”dovremmo occuparci prevalentemente di temi leggeri. Se dessimo retta agli interessi dei nostri 800 mila sostenitori paganti – spiega – dovremmo parlare solo di ambiente e Yemen. Teniamo conto di tutto ma sempre con l’obiettivo di fare giornalismo di qualità ”.

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